Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani»: questa affermazione, unanimemente attribuita a Massimo Taparelli, marchese d’Azeglio, potrebbe oggi facilmente adattarsi anche ad un orizzonte più ampio. “Fatta l’Europa, oggi bisogna fare gli Europei”, si potrebbe dire. E già è un azzardo: perché la si chiama Unione, ma non rappresenta un blocco, né un organismo unico, qual è ad esempio la Federazione statunitense. Non ha una Costituzione comune, ma si fonda su di un Trattato, dal quale non si capisce nemmeno quali siano le sue radici storiche, perché non vengono citate. Ed è improprio anche parlare di moneta unica, poiché l’euro è stato adottato solo da 20 dei 27 Stati appartenenti all’Ue.
Insomma, chi o cosa è l’Europa? E come collocarla esattamente nel contesto più ampio della politica internazionale? A queste domande risponde il prof. Massimo de Leonardis, docente ordinario fuori ruolo di Storia delle relazioni internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e presidente della International Commission of Military History.
Professore, recentemente si è tornato a parlare di Europa a proposito del suo piano di riarmo. Cosa ne pensa?
«Per ora la signora von der Leyen ha fatto un annuncio, ma i contorni del suo “piano” sono ancora molto indefiniti, a cominciare dal costo, poiché si va da 150 a 800 miliardi di euro. Poi cosa vuol dire “riarmo dell’Europa”? Dar vita al mitico “esercito europeo”? Investire nelle industrie degli armamenti e creare sinergie? Aumentare i bilanci della difesa dei singoli Stati? Più che nell’aumento del personale (anche se la Marina Militare italiana deve fare i salti mortali, per condurre tutte le attività operative), si dovrà investire soprattutto ed a tutto campo nei sistemi d’arma. Questo punto è collegato ad uno dei precedenti che ho citato: se la modernizzazione tecnologica delle Forze Armate dei Paesi europei portasse a comprare negli Stati Uniti non sarebbe un gran risultato. ...
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