in Europa
la partita
da vincere
“Nell’Unione europea non si può prescindere dall’Italia». Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha commentato la situazione di tensione che si è venuta a creare in questi giorni a Bruxelles in seguito all’accordo, apparentemente blindato, fra Partito Popolare, Socialisti e Liberali promosso da Macròn e Scholz per un secondo mandato di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione. Un’intesa respinta al mittente “nel metodo e nel merito”, dal presidente del Consiglio italiano perché non terrebbe conto dell’esito del voto di giugno e del ruolo di un Paese come l’Italia. L’intervento del capo dello Stato sembra aver scosso le istituzioni europee se, proprio nella giornata di ieri, primo giorno del Consiglio europeo, il polacco Tusk, uno dei tre negoziatori, si allineava a Mattarella dichiarando: «Nessuna decisione senza Meloni». Di questa delicata situazione si occupa anche Carlo Cottarelli nella consueta intervista mensile rilasciata a Mondo Padano: «Mi aspetto che, alla fine, vi sia una maggioranza che elegge Ursula von der Layen. Ma i rischi sono molto forti nel Parlamento europeo, dove si vota a scrutinio segreto e dove la maggioranza è addirittura più stretta di quella che c’era cinque anni fa. L’Italia pretenderà sicuramente qualcosa, come un portafoglio di peso nella Commissione Europea. Certo è che saremmo sicuramente in una posizione più forte, nella negoziazione, se non avessimo il debito pubblico che abbiamo». L’economista cremonese si sofferma anche sulle riforme appena licenziate dal Parlamento, Premierato e autonomia differenziata. Sul primo, il giudizio di Cottarelli è negativo perché «dà troppo potere a una sola persona e toglie i contrappesi necessari». All’autonomia, per come uscita nella veste definitiva, imputa invece il fatto di non essere «nè carne nè pesce»...
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