«Il mondo libero
è di nuovo
in pericolo»
“Putin non ha necessariamente bisogno di far scattare l’apocalisse per vincere la partita. Il dispositivo militare dell’ex Unione Sovietica lascia aperte tutte le opzioni, compresa quella di non attaccare per evitare sanzioni potenzialmente molto dannose. Il presidente russo potrebbe anche congelare il conflitto a proprio beneficio. Inoltre, l’ipotesi di un riconoscimento da parte di Mosca delle due repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk, in Ucraina orientale, permetterebbe al Cremlino di inviare le truppe nella zona e bloccare l’adesione dell’Ucraina alla Nato. Putin, evidentemente, ha diverse carte in mano, mentre i suoi avversari si rifiutano di farsi trascinare nel suo gioco. Questo significa che gli ucraini, alla fine dei conti, sono soli”.
Scriveva così, nel febbraio del 2022, il giornalista francese Pierre Haski, ex direttore del periodico Libération. Dopo due anni gli esiti militari sono diversi ma le strategie che li guidano ci appaiono immutate. Ne abbiamo discusso con Giorgio Battisti, Generale di Corpo d’Armata.
Il 30 maggio il presidente statunitense Joe Biden ha autorizzato l’Ucraina a usare le armi fornite dagli Stati Uniti per colpire obiettivi militari all’interno del territorio russo. Questa decisione potrebbe cambiare le sorti del conflitto? Cosa è ragionevole aspettarsi, d’ora in poi, nelle tattiche di entrambe le parti?
«L’autorizzazione, sostanzialmente, riguarda l’impiego di missili a lunga gittata, di fabbricazione americana e britannica: gli Storm Shadow, gli Himars, e gli Atacms. A mio avviso non cambieranno le sorti del conflitto. Queste armi, seppur sofisticate, non consentiranno alle forze armate ucraine né di respingere l’azione russa sul fonte di Kharkiv, né di riprendere l’iniziativa portata avanti, l’estate scorsa, durante la fase controffensiva. I motivi sono vari: i russi...
Stefano Frati
(con la collaborazione di Alessandro Rossi)
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