Roberto Codazzi da alcuni anni lei è direttore artistico del Museo del Violino.
Codazzi, cos’ha rappresentato, secondo lei, questa nuova proposta cultural-musicale per la città e per il territorio? E quali sono i rapporti con gli altri “luoghi” della cultura?
«Il Museo del Violino ha letteralmente cambiato il profilo della città, diventandone il principale attrattore turistico. Non a caso in dieci anni ha superato il milione di visitatori. Fino ad allora i turisti limitavano la loro visita al pur meraviglioso complesso monumentale di piazza del Comune, tutt’al più azzardavano la salita al Torrazzo, ma la permanenza in città raramente superava la giornata innescando le lamentele di ristoratori e albergatori. Ora si può proprio dire che la musica sia cambiata».
Oggi, dieci anni dopo l’inaugurazione, si può dire che sia diventato un importante punto di riferimento non solo come Museo di strumenti storici ma anche come crocevia di musica e musicisti di prim’ordine... Che feedback riscontra tra i tanti musicisti che sono passati in Auditorium?
«Il Museo del Violino ha colmato una lacuna importante, portando a sintesi in un unico contenitore la vocazione di Cremona e un tempo città della liuteria e della musica. Questa intuizione si è tradotta in un complesso che non è un semplice museo perché contiene anche un Auditorium dall’acustica straordinaria, specie per ciò che riguarda il suono degli strumenti ad arco, e un importante laboratorio di ricerca. E’ insomma una realtà in continuo movimento, un accordo perfetto, come lo definisco io, che è il risultato di diversi suoni messi in armonia tra di loro. Tutti i grandi musicisti transitati da qui hanno riconosciuto l’acustica fuori dal comune dell’Auditorium Arvedi. Tra le tante mi piace citare la definizione del famoso pianista Ramin Bahrami, che l’ha definito Tempio del bel suono».
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