Un esempio di programmazione culturale efficace arriva da Bergamo, designata, insieme a Brescia, Capitale della Cultura 2023. In realtà questo titolo non arriva tanto dall’offerta culturale, quanto da un moto di solidarietà: a raccontarlo è Nadia Ghisalberti, assessore alla partita del capoluogo orobico. «Il sindaco di Brescia, all’indomani del drammatico lockdown che ha visto così tanti morti, ci ha chiesto di presentare una candidatura unitaria, in modo che i Comuni più colpiti dal Covid potessero dare un segnale. Ne è seguito un moto di solidarietà, dato che i sindaci di tutte le altre città candidate si sono ritirati in nostro favore, e il Governo ha promosso un emendamento, votato all’unanimità da tutto il Parlamento, per assegnarci il titolo».
Per le due città è stato quindi un importante punto di partenza…
«Si, perché ci ha imposto di dover ragionare su come fare di due città una sola capitale. Una scelta importante per dare un senso a questa unicità che ci era capitata. Questo ha significato impostare un metodo di raccolta dal basso delle proposte, tanto che non abbiamo scelto un direttore artistico che desse una linea unica, ma ci siamo appoggiati ad Ask Art, centro di ricerca di cui si avvale la Bocconi, che ci ha consentito di avere un metodo univoco nelle scelte».
l risultato qual è stato?
«Abbiamo definito quattro aree tematiche in cui muoverci. La prima deriva dal motto “La cultura come cura”, che è quello che ci è valso il titolo di capitale della cultura. Essa può renderci più (...)».
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